ARZIGOGOLO

Video istallazione. Santiago del Cile. 2000

 
L'opera nasce dall’incontro tra un gesto minimo e la resistenza che lo contiene.
Nel video – girato su un foglio di carta Fabriano racchiuso in una cornice di legno 30×30 cm e tracciato con una matita n°8 – una mano percorre per trenta minuti lo spazio bianco, lasciando emergere una trama fitta di segni. Il margine della cornice diventa un confine invalicabile: ogni urto della matita contro il bordo interrompe il flusso, producendo un suono secco che spezza la continuità del ritmo e introduce un’attenzione diversa, quasi un monito. È in questo alternarsi di scorrimento e impatto, di gesto e limite, che l’immagine prende forma.
 
Accanto, su un tavolo, una scultura in filo di ferro pressato (30×30×5 cm, 8 kg) accoglie e amplifica la stessa energia. È come se la linea tracciata nel video avesse trovato un modo per uscire dal piano, per addensarsi, piegarsi, stratificarsi. Il filo di ferro, compresso fino a diventare massa compatta, traduce il segno in volume: ciò che era vibrazione leggera sulla carta si condensa in peso, densità, corpo.
 
L’installazione crea così un dialogo silenzioso tra due modi di essere del segno. Da un lato il movimento che si confronta con un limite, che procede fino allo scontro; dall’altro la materia che conserva, immobilizzata, la memoria di quella stessa spinta. Immagine, suono e volume convivono in un unico ambiente, rendendo percepibile la tensione tra libertà e costrizione, tra il tempo del gesto e la permanenza della forma.